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Che cosa intende B-XVI quando pensa a una rivoluzione della liturgia

Autore: Roberto De Mattei
L’estetica dell’eucarestia in un vecchio libro del Papa

L’impulso dato alla liturgia romana dal Motu Proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI non si esprime solo nel numero crescente di messe tradizionali celebrate in ogni parte del mondo, ma anche nella inaspettata fioritura di scritti e articoli che di quel rito motivano e diffondono le ragioni.

Tra i testi apparsi nelle ultime settimane, il primo da ricordare è il volume di Joseph Ratzinger/ Benedetto XVI, “Davanti al protagonista. Alle radici della liturgia”, pubblicato da Davide Cantagalli, una raccolta di contributi apparsi tra il 1977 e il 2005, che ci permette di avere un quadro unitario del pensiero del Papa in tema di liturgia.
 
Alcuni testi sono tratti da opere note, come l’Introduzione allo spirito della liturgia (2001), ma altri preziosi perché di difficile reperimento, come la prefazione all’edizione francese del libro di mons. Klaus Gamber, “La Réforme liturgique en question (1992)”, e la conferenza presso l’abbazia di Fontgombault nel corso del convegno sulla liturgia che si tenne dal 22 al 24 luglio 2001.
 
Quest’ultimo convegno internazionale, a cui il cardinale Ratzinger partecipò per tre giorni, aprendo e chiudendo i lavori, costituisce un passaggio chiave della “svolta liturgica” degli ultimi anni. Un attivo e colto parroco romano, don Roberto de Odorico, ha annunciato come imminente la pubblicazione integrale degli atti dell’incontro, già apparsi in lingua inglese e francese, con il titolo “La Questione liturgica”. Altre iniziative vanno segnalate.
 
La prima è la stampa degli atti del convegno, tenutosi a Roma, dal 16 al 18 settembre 2008, su il Motu Proprio Summorum Pontificum, “Una ricchezza spirituale per tutta la chiesa” a cura del padre domenicano Vincenzo M. Nuara. Il volume, che vede la partecipazione di relatori come Nicola Bux, Manfred Hauke, Michael Lang, Camille Perl, Massimiliano Zangheratti, è aperto da una lettera di mons. Guido Pozzo, segretario della Pontificia commissione “Ecclesia Dei” e da una presentazione di padre Giovanni Cavalcoli, anch’egli teologo domenicano. Alla casa editrice che lo stampa, Fede e Cultura, si deve, in questi stessi giorni, la pubblicazione del volume “Liturgia fonte di vita” di don Mauro Gagliardi, con prefazione dell’arcivescovo Mauro Piacenza, segretario della Congregazione per il clero. In occasione del primo anniversario del Motu proprio pontificio, le suore francescane dell’Immacolata, di Città di Castello, ristamparono da parte loro il volumetto “La Santa messa” di dom Prosper Guéranger, l’abate di Solesmes che restaurò il Rito romano nel XIX secolo. Oggi, le stesse benemerite claustrali francescane propongono un altro libricino sullo stesso tema: “Questa è la Messa”, di Henri Daniel Rops il celebre storico e accademico di Francia. Il testo è stato tradotto, e in alcuni punti rimaneggiato, dall’edizione in lingua inglese, che apparve negli Stati Uniti, nel 1958, con una ampia prefazione dell’arcivescovo Fulton Sheen.
 
L’opera appare tanto più significativa in quanto Daniel Rops – il cui nome è stato recentemente ricordato anche da Benedetto XVI nel suo Gesù di Nazaret – non può essere ascritto al movimento tradizionalista o “ultramontano” francese. Scrittore cattolico di largo successo, di posizioni politiche e religiose “moderate”, egli dà voce in questa operetta fatta di riflessioni teologiche e di elevazioni spirituali, a quello che, fino alla riforma liturgica del 1969 era l’“unum sentire” della chiesa cattolica. Questo antico “unum sentire” sembra riaffiorare e prender corpo in un movimento che non è solo liturgico, ma anche teologico, per la stretta relazione che unisce fede e liturgia, secondo l’antica massima lex orandi, lex credendi. A Fontgombault il cardinale Ratzinger toccò questo tema, sottolineando come l’idea teologica del sacrificio stesse divenendo estranea alla moderna liturgia, omologandola al Credo luterano. Per Lutero, infatti, parlare di sacrificio era “il più grande e più spaventoso abominio” nonché una “maledetta empietà”. Ma oggi, secondo il cardinale, una parte non trascurabile di liturgisti sembra praticamente giunta al risultato di dare sostanzialmente ragione a Lutero contro il Concilio di Trento.
 
 Nulla meglio di esso esprime ciò che la messa è nella sua essenza: santo sacrificio
“Il nuovo illuminismo oltrepassa però di gran lunga Lutero (…). Ritorniamo al nostro quesito fondamentale: è giusto qualificare l’eucarestia come divin sacrificio o è questa una maledetta empietà? (…) La scrittura e la tradizione formano un tutto inseparabile, ed è questo che Lutero (…) non ha potuto vedere”. Tutti i volumi che abbiamo citato ripropongono la medesima verità: il sacrificio della Messa non è un memoriale, o una semplice oblazione, come volevano i protestanti, ma un vero sacrificio, offerto da Cristo, sacerdote e vittima. Oggi si sente spesso parlare dell’eucaristia come “banchetto” o “cena”. Il rito romano antico non permette equivoci di sorta. Nulla meglio di esso esprime ciò che la messa è nella sua essenza: santo sacrificio. Il sacerdote che celebra la messa secondo il rito tradizionale non può ingannarsi a questo proposito. Nella liturgia romana si esprime, senza errori, la fede della chiesa cattolica sul sacramento dell’eucaristia.
 
Il nuovo movimento liturgico di cui Benedetto XVI ha più volte auspicato la nascita non è solo il ritrovamento della dimensione estetica della liturgia, sfigurata da chitarre e battimani nelle cerimonie ecclesiastiche.
 
Se la liturgia esprime la fede come il linguaggio esprime il pensiero, la rinascita liturgica non può che accompagnarsi a una rinascita dottrinale. Il rito antico si ripropone oggi in tutta la sua forza che deriva dal suo impianto teologico, dalla sua sacralità e dalla sua sobria bellezza. In questo senso la ricchezza della liturgia latino-gregoriana è realmente la vera speranza della chiesa.
 
Il secondo convegno promosso da padre Vincenzo Nuara per celebrare il Motu Proprio Summorum Pontificum si aprirà a Roma il 17 ottobre presso l’Istituto del Buon Pastore e si preannuncia come un’importante tappa di questo movimento di rinascita ecclesiale.
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