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Le encicliche hanno un nuovo formato: l'intervista

Autore: Sandro Magister
La prima vera "enciclica" di papa Francesco

È la modalità preferita da papa Francesco per parlare ai fedeli e al mondo. Con tutti i rischi del caso. Pietro De Marco analizza criticamente i primi atti di questo "magistero".

ROMA, 7 ottobre 2013 – Passano i giorni e le due interviste di papa Francesco al gesuita Antonio Spadaro, direttore de "La Civiltà Cattolica", e all'ateo professo Eugenio Scalfari, fondatore del principale quotidiano laico italiano, "la Repubblica", appaiono sempre di più come pietre miliari di questo inizio di pontificato.
 
In esse Jorge Mario Bergoglio dichiara i suoi criteri ispiratori, dice come vede lo stato attuale della Chiesa, indica le sue priorità, enuncia il suo programma.
 
È anche molto esplicito nel marcare i punti su cui prende le distanze dai suoi predecessori Benedetto XVI e Giovanni Paolo II:
 
 
Quella di adottare la forma dell'intervista per comunicare con i fedeli e col mondo è una scelta che l'attuale papa ha tenuto a lungo in sospeso.
 
Ancora il 22 luglio, nel viaggio d'andata a Rio de Janeiro, con i giornalisti si era schermito: "Davvero io non do interviste, ma perché non so, non posso, è così... Per me è un poco faticoso".
 
Ma poi, nel viaggio di ritorno, si concesse a un lungo botta e risposta senza preavviso e senza protezioni, su qualsiasi argomento gli fosse proposto:
 
 
Una sua frase ebbe un effetto bomba e fece il giro del mondo, procurandogli una sterminata quantità di consensi nell'opinione pubblica laica:
 
"Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla?".
 
Era una frase sfuggitagli nell'improvvisare? Niente affatto.
 
Nella più calibrata delle sue successive interviste, quella a "La Civiltà Cattolica", Francesco non solo l'ha ripetuta, ma l'ha rincarata. Aggiungendovi un corollario dall'effetto non meno dirompente
 
"L'ingerenza spirituale nella vita personale non è possibile".
 
L'intervista a "La Civiltà Cattolica" è stata frutto di una serie di colloqui tra il papa e il suo intervistatore. È stata messa per iscritto con grande cura. È stata controllata parola per parola dall'autore prima di darla alle stampe. È stata pubblicata in contemporanea il 19 settembre da sedici riviste della Compagnia di Gesù, in undici lingue:
 
 
A ragione può quindi essere considerata la prima vera "enciclica" di papa Francesco, molto più sua della "Lumen fidei" di impianto classico ereditata da Joseph Ratzinger.
 
Una "enciclica" nuova nel formato: appunto quello dell'intervista, mirato ad agevolarne la lettura e a favorirne la diffusione.
 
E nuova anche nel grado di autorità, indubbiamente minore rispetto agli atti di magistero propriamente detti ma pur sempre riconducibile al "munus" papale.
 
Da allora, papa Francesco mostra di apprezzare particolarmente questa modalità di comunicazione.
 
L'intervista con Scalfari ne è la prova. Affidandosi a questa celebrata personalità del pensiero laico e a un giornale di grande impatto sulla pubblica opinione come "la Repubblica", il papa ha ampliato il suo raggio d'ascolto enormemente più di quanto gli fosse riuscito con l'intervista a "La Civiltà Cattolica".
 
L'ha fatto correndo consapevolmente dei rischi. L'intervista è uscita su "la Repubblica" del 1 ottobre, a firma di Scalfari, senza che Francesco ne avesse letto precedentemente il testo.
 
Ma "L'Osservatore Romano", quel giorno stesso, l'ha riprodotta integralmente. E il sito ufficiale vatican.va l'ha a sua volta messa in rete tra le "novità" del momento, al pari degli altri discorsi papali. Segno che Francesco la riconosce come una trascrizione fedele del suo pensiero.
 
Nei contenuti, l'intervista a Scalfari – preceduta da una lettera del papa pubblicata su "la Repubblica" dell'11 settembre – spazia a tutto campo come quella a "La Civiltà Cattolica", anche se più in breve.
 
Vi aggiunge degli elementi nuovi, ma alcuni li ripete e ribadisce. In particolare quel passaggio sulla soggettività della coscienza che più aveva sollevato obiezioni.
 
Anche qui senza integrare o smussare quanto detto in precedenza. Anzi, irrigidendolo:
 
"Ciascuno ha una sua idea del Bene e del Male e deve scegliere di seguire il Bene e combattere il Male come lui li concepisce".
 
Nella prefazione al primo tomo della sua trilogia su Gesù, Joseph Ratzinger-Benedetto XVI aveva scritto:
 
"Questo libro non è un atto magisteriale, perciò ognuno è libero di contraddirmi".
 
Papa Francesco non lo dice espressamente. Ma si può presumere che questa libertà valga anche nei suoi confronti, quando adotta un formato espressivo tipicamente da controversia come l'intervista.
 
Ecco il link al testo completo del suo colloquio con Scalfari, nell'originale italiano e nelle traduzioni inglese, francese e spagnola:
 
 
E qui di seguito ecco un robusto assaggio del contraddittorio che le interviste di papa Francesco stimolano, solo in parte anticipato sul blog SETTIMO CIELO.
 
Il professor Pietro De Marco, autore della nota, ha insegnato all'università di Firenze e alla facoltà di teologia dell'Italia centrale. Articolo: Un messaggio "liquido" di Francesco
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