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Da don Georg alle Memores domini la “famiglia” rimane con Benedetto XVI

Autore: Agostino Paravicini Bagliani
I 'familiares' sono le persone che assistano il papa nella vita quotidiana. Eredi degli antichi assistenti pontifici, andranno con lui in monastero.

ORMAI è ufficiale. Il segretario del papa, Monsignor Georg Gaenswein accompagnerà Benedetto XVI nella sua nuova residenza in Vaticano. Nel monastero Mater Ecclesiae, dove il papa verrà assistito da quattro suore, che già prestavano servizio al Santo Padre. «Il nucleo fondamentale della “famiglia pontificia” — ha dichiarato Padre Lombardi — continuerà ad accompagnare Benedetto XVI e a stargli vicino».

Ma perché Lombardi ha definito “famiglia pontificia” il gruppo di persone che assisteranno l’ex papa nella sua nuova dimora? Un gruppo di cui non fa parte nessun parente del papa. Come mai? Il fatto è che il termine “famiglia” usato per definire l’entourage di un sovrano — in questo caso il papa — è antichissimo, e risale al Medioevo. I membri della “famiglia” del papa — ma così era anche per i vescovi e per i sovrani laici — erano chiamati familiares, titolo che i papi davano anche onorificamente a persone di alto rango che non vivevano alla corte papale. E pure i cardinali avevano la loro “famiglia”. Fino a uno o due secoli fa, la corte papale era di fatto un insieme di “famiglie”, comprendenti sovente decine di persone: dal cappellano al medico, dallo speziale allo scutifero, dal barbiere al cuoco. Insomma tutte le persone che, con le più varie mansioni, assistevano il papa e i cardinali nella loro vita quotidiana. Anche quella liturgica. Ed è per questa ragione che Padre Lombardi ha accennato alla cappella.
 
Anche il titolo di cappellano è antichissimo e ha una storia illustre. Durante il Trecento, la cappella papale si trasformò in Cappella musicale. E quando i papi tornarono a Roma nel Quattrocento costruiranno varie cappelle come la Sistina, che non è soltanto un luogo ma anche un Coro. E che ha avuto compositori celeberrimi, primi fra tutti Palestrina. Nei cerimoniali antichi si legge spesso che il papa «entra nella sua camera» o «ritorna alla sua camera ». Per secoli, la camera del papa servì da camera da letto, ma era anche una sorta di ufficio, dove il papa poteva dare udienza. La camera del papa veniva anche chiamata cubiculum, e così le persone che la accudivano erano detti cubiculari. Sono un po’ gli antesignagni del Segretario, termine che si afferma soltanto dalla fine del Medioevo in poi. I cubiculari erano generalmente due e dormivano davanti alla camera del papa: Giotto li raffigura in quel suo affresco di Assisi dove vediamo Innocenzo III steso sul letto mentre gli appare in visione San Francesco che sostiene il Laterano, ossia la Chiesa. Seduti davanti al letto del papa, due cubiculari sono come assorti in meditazione.
 
Quando, nel 1303, Guglielmo Nogaret fece irruzione nel palazzo del papa per aggredire Bonifacio VIII, il papa era circondato da «frati templari e ospedalieri, i suoi cubiculari ». E figure come quella del pincerna non esistono più. Eppure Giovanni XXIII, poco dopo la sua elezione al pontificato (1958) ne reintrodusse il titolo, in senso onorifico. Il pincerna o coppiere papale doveva servire il vino al papa. Era un onore, ma anche un compito di responsabilità. La paura del veleno era diffusa in quei secoli. E i cuochi della “piccola cucina” (quella riservata al papa mentre la “grande” serviva tutta la sua “famiglia”), dovevano «fare l’assaggio di tutto ciò che era presentato al papa». Gli strumenti erano lingue o unicorni che avevano, si credeva, il privilegio di far apparire la presenza dei veleni. Li si utilizzava per toccare gli alimenti.
 
Così il barbiere del papa usava tenere presso di sé la cassetta contenente i rasoi e la bacinella d’argento che erano serviti per radere il papa. Anche chi aveva il compito di allestire la mensa si tratteneva la tovaglia sulla quale aveva pranzato il papa. Erano modi antichi che ci raccontano e spiegano come chi stava vicino al papa fosse legato al suo signore da legami di fedeltà. I tempi sono ora diversi. La vita in Vaticano non è più una vita di corte, come fu fino al Settecento. Ma il termine di “famiglia pontificia” è sopravvissuto, con tutto quel suo profondo significato simbolico di fedeltà e di servizio.
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