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Il card. Sepe dona al Papa alcune piante dell'Orto botanico di Napoli, apprezzate da Benedetto XVI nella visita alla città

Le piante dell’Orto Botanico di Napoli, quelle citate nella Bibbia, ad ornare l’appartamento privato di Benedetto XVI. Dopo l’odierna udienza generale, è stato il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, insieme con il Rettore dell’Università partenopea Federico II, Guido Trombetta, e il direttore dell’Orto botanico, Paolo de Luca, a recapitare il dono al Papa. La mirra, l’incenso, la tamericia della manna, la zizzania: 12 specie in tutto, disposte in singoli contenitori corredati di targhette con le citazioni bibliche. Un dono nato dall’entusiasmo mostrato dal Pontefice nella recente visita a Napoli, come conferma al microfono di Gabriella Ceraso lo stesso cardinale Sepe:RealAudioMP3 
 
R. - E’ così, perché l’Orto botanico aveva offerto di far vedere al Papa queste piante bibliche. Il Santo Padre, vedendo anche le didascalie e l’accenno biblico, ha mostrato un interesse particolare. Poi, quando ho telefonato, il Papa è rimasto molto contento e oggi si è concluso l’atto di donazione.
 
D. - Questo dono, eminenza, è un frutto di quella visita. Quali i frutti ancora, a distanza da questa presenza preziosa che è stato il Papa per la Città?
 
R. - Il Santo Padre ha dato uno slancio forte alla realtà sia religiosa sia civile, ma soprattutto un impulso e un incoraggiamento perché ci si impegni un po’ di più per risollevare questa città che è un po’ stanca, un po’ ammalata e che, insomma, ha bisogno di cure.
 
D. - Speranza, dunque, ma anche pace, vivibilità, accoglienza. Sono tanti i temi toccati dal Papa durante la sua visita a Napoli. Tornano in un’iniziativa, intitolata “In dialogo con la Città”, che lei proporrà in ogni mercoledì dell’Avvento, a partire da questa sera nel Duomo di Napoli. Un incontro ravvicinato con personalità della cultura: Anche questo è un frutto, un modo per incominciare a lavorare?
 
R. - Sì, certo. Questi mercoledì di Avvento si inseriscono in tutta una attività che la Chiesa di Napoli sta svolgendo per dare fiducia e dare speranza, soprattutto per evitare quella rassegnazione, quella specie di fatalismo di cui molti sono colpiti. Così come quando abbiamo fatto la preghiera contro la violenza in cattedrale, quando ho invitato a deporre i coltelli, quando abbiamo creato di recente, in cento parrocchie, dei centri informatici... Sono tanti piccoli disegni che hanno avuto intanto una grande accoglienza, soprattutto da parte dei giovani. E allora, anche questo dialogo con la città significa capire insieme quali siano gli strumenti pratici che dobbiamo e che vogliamo utilizzare per dare poi contenuto a questa speranza.
 
D. - A proposito di fede e di rapporto con la realtà problematica: di recente, in una nota, la Conferenza episcopale calabrese ha preso una posizione forte nei confronti della criminalità mafiosa, una concezione di vita - afferma - “contraria al Vangelo”. Proprio in nome del Vangelo, scrivono i vescovi, dobbiamo tracciare il cammino sicuro ai figli fedeli. La condivide, questa posizione? Si può applicare anche alla città di Napoli?
 
D. - Non solo condivido, ma devo dire che anche tutta la Chiesa della Campania da tempo è incamminata un po’ su questa strada: cercare di vivificare un po’ le coscienze, perché anche la stragrande maggioranza della popolazione è alla ricerca proprio di una strada più sicura, più vivibile. Io credo che si debba ricostruire un po’ l’"uomo del sud" sulla base di quello che è l’Uomo del Vangelo, così come Cristo lo ha incarnato e come noi, discepoli di Cristo, lo dobbiamo testimoniare. Perché se non si fonda una realtà anche civile sui valori autentici della persona, della sua dignità, corriamo il pericolo di costruire sulla sabbia.
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