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Benedetto XVI, uno dei pochissimi, all'interno della Chiesa, a condannare, categoricamente, pedofilia e omosessualità

Autore: Mario Dionisotti
Si tratta di una grave e distorta forma di belligeranza
Sono disgustato e nauseato dalla guerra scatenata contro la Chiesa di Roma, contro le sue più alte istituzioni e, in particolare, sorprendentemente, contro il Sommo Pontefice. Una guerra ormai apertamente dichiarata che ha, come ragion d’essere, la distruzione della Chiesa cattolica in quanto tale; essa, infatti, rappresenta, in ambiente cristiano, l’istituzione religiosa che maggiormente difende i fondamentali principi umani e contrasta, talora con estrema fermezza, il loro dissolvimento.
 
Non credo nel complotto, in una congiura organizzata segretamente contro la Chiesa, perché così non è. Innanzitutto perché, contro l’istituzione religiosa, di segreto non c’è mai stato niente. Esiste, invece, un violento attacco frontale proveniente da più parti, motivato da un comune desiderio: il rifiuto di qualsivoglia intromissione della Chiesa nella vita individuale, nella cosiddetta e proclamata sfera privata dell’individuo, il rigetto di qualsiasi forma di condizionamento morale, di qualsivoglia regola etica (soprattutto in campo sessuale). C’è l’odio, cresciuto in anni di secolarizzazione, verso ciò che resta della tradizione cristiana, che si manifesta ed esplica in una volontà di rifiuto di una umana e vera affettività. Il tutto, ovviamente, monopolizzato dal sensazionalismo e dall’enfatizzazione degli organi di informazione. La libertà ha ormai più soltanto senso se è tale da garantire un proprio personale tornaconto. “La libertà altrui non mi intessa; mi interessa la mia libertà”. La dignità della persona vale fino a quando viene preservata l’assoluta libertà dell’individuo. “Sono io che conto; gli altri non mi riguardano!”. Questo, ovviamente, deve valere per la libertà di pensiero, di espressione e d’azione. “Sono io che gestisco la mia vita, come mi pare e piace. La vita di relazione, soprattutto con i più deboli e indifesi, non ha per me nessun senso!”.
 
Si tratta di una grave e distorta forma di belligeranza, dove i nemici della Chiesa, arroccati ideologicamente e guidati soltanto da presunti diritti, si muovono con qualsiasi mezzo utile alla loro causa, ricercando il capro espiatorio più vulnerabile, a loro più utile e congeniale: il Papa, vicario di Gesù Cristo in terra e successore di Pietro. L’attuale Pontefice che, con mite e cristiana determinazione, ha il merito di aver chiesto trasparenza all’interno della Chiesa, contro la “sporcizia” presente all’interno della stessa istituzione - chiedendo che i colpevoli vengano perseguiti e giudicati dalle stesse leggi dello Stato (dalle leggi di Cesare) - viene additato come il Papa che ha coperto la pedofilia dei sacerdoti!!! Emarginato e rifiutato dai potenti perché, tra i grandi, è l’unico rimasto a difendere risolutamente l’inviolabilità della dignità umana e il rispetto dei diritti fondamentali della persona.
 
In questo contesto, quei sacerdoti che hanno imbrattato la loro spiritualità commettendo reati sessuali, così come i loro diretti superiori, non sono più i bersagli da colpire ma, invece, il pretesto per colpire in alto, in cima alla piramide, onde ottenere una deflagrazione della stessa. Il dilagare dell’ingiustificato attacco alla Chiesa diventa ancor più inaccettabile e vergognoso quando a muoversi contro di essa sono persone o istituzioni che predicano, auspicano e pretendono la legittimazione delle perversioni sessuali! Colpisce, al riguardo, quanto scrive Piero Ostellino in un articolo dal titolo “Una difesa laica del Papa”, sul CORRIERE DELLA SERA del 14 aprile. Dice il giornalista: “Di fronte allo spettacolo inquietante cui stiamo assistendo, stupisce la grande quantità di spettatori che rimangono silenti in un’apparente indifferenza. Come se la stessa nostra democrazia liberale non fosse debitrice del messaggio cristiano che ha posto al centro la sacralità e l’inviolabilità della persona”.
 
La schiera dei belligeranti, ossia dei nemici della Chiesa (intesa come istituzione divina) è molto vasta e comprende laici e credenti; ma, questo è ancor più significativo, uomini del mondo e uomini di chiesa (è qui che si manifesta in maniera gioiosa l’azione del demonio), uniti dagli stessi interessi mondani, materiali; uniti anche nella fattuale confutazione di peculiari principi cristiani, quali la stessa opera di “evangelizzazione”! Uno dei più solerti critici del Papa è, come sempre, il cardinal Martini, che non perde un’occasione per commentare negativamente il pensiero di Papa Ratzinger. Il momento attuale dà così l’opportunità al cardinale emerito di Milano di mettere ancora una volta in discussione il celibato dei sacerdoti. Come se il celibato c’entrasse qualcosa con l’omosessualità (e la pedofilia)!! Potrebbe eventualmente riguardare l’eterosessualità dei sacerdoti! Ma sarebbe in grado, il cardinal Martini, di garantire che l’unione coniugale preserverebbe gli uomini di chiesa da tentazioni extra-coniugali? O, al contrario, la perdita del celibato - con l’antecedente (alla Ordinazione sacerdotale) e conseguente rinuncia alla scelta interiore della castità, e quindi al valore della verginità - rischierebbe di affievolire la spiritualità, un compiuto appagamento e la libertà interiore del sacerdote, la sua integrità morale e una sua potenziale capacità di dare senza nulla richiedere, avvicinandolo ancor più alla mondanità e ai rischi della galoppante secolarizzazione e scristianizzazione? Ed è questa la fiducia dell’illustre prelato nella parola biblica? “Il secolarismo è così ossessionato dal sesso da non potere sostenere il vero ‘scandalo’ del nostro tempo: il celibato cattolico” dice Roger Scruton, docente a Princeton e all’Institute for the Psycological Sciences.
 
Il Vaticano potrà uscire da questa bufera con la consapevolezza della gravità di quanto avvenuto e con la volontà di rimuovere qualsiasi forma di devianza sessuale all’interno della chiesa, da parte di ecclesiastici - e questo sta già avvenendo, grazie sopratutto a Benedetto XVI. Compito arduo, però, dovendo essere necessario, di volta in volta, un giudizio discriminante tra comportamenti illeciti reali e calunnie e accuse infondate, motivate da interessi politici, ideologici, culturali ed economici che da sempre perseguitano la Chiesa.
 
La “conditio sine qua non” affinchè questo avvenga è che la Chiesa riesca a liberarsi dalla “liberalizzazione sessuale” del sessantotto, entrata nel Tempio, in nome dei “segni dei tempi”, negli anni immediatamente postconciliari. E’ necessario che la Chiesa, prendendo atto di questa “vendetta postuma” in atto, si liberi dal pensiero diabolico di quei teologi di chiesa che amano dire “Io sono col Papa” ma che, in realtà, chiedendo una revisione della morale cristiana, sono molto più vicini al teologo svizzero ribelle (amico e nemico di Papa Ratzinger) Hans Kung.
Questo, però, non basta. La sincerità e la trasparenza devono essere totali, assoluti. La verità deve prevalere su tutto. Per riacquistare pienamente un’immagine divina, la chiesa non solo non potrà più nascondere quanto potrà eventualmente ancora accadere. Caso emblematico è stato il caso di Dino Boffo, ex direttore di Avvenire, giornale della Cei (Conferenza Episcopale Italiana), dove l’editore ha finto, per anni, di non sapere che il direttore del proprio giornale era stato condannato da un tribunale italiano per molestie sessuali. Ma la chiesa dovrà anche chiamare le cose e i fatti col proprio nome, ritornando ad usare la parola “omosessualità”. Perché quanto successo all’interno della chiesa, di cui si sta parlando, e straparlando, ha ben poco a che fare con la pedofilia, trattandosi, quasi sempre, di omosessualità. Senza condizionamenti di sorta, paure e tentennamenti, rifiuti, mistificazioni o imposizioni in qualche modo accettate, poichè le parole hanno un loro significato preciso, che non può essere distorto a piacimento, a scapito della reciproca comprensione e dell’avvicinamento alla verità. La verità (parlo della verità oggettiva, evidente e percepibile) non si potrà mai raggiungere negando la sua stessa evidenza!
 
Partendo dal principio secondo il quale ogni realtà può essere discussa proficuamente soltanto se compresa nella sua essenza e denominata per quello che veramente è, credo sia utile, ai fini della chiarezza della problematica , una breve dissertazione sul significato dei vocaboli “pedofilia” e “omosessualità”.
 
Trattasi di realtà riguardanti la sfera sessuale dell’individuo le quali, pur alquanto differenti tra loro, presentano tuttavia in comune due caratteristiche chiare e nette. Tanto la pedofilia che l’omosessualità sono malattie, cioè realtà sessuali patologiche rispetto alla norma; essendo la norma costituita dall’eterosessualità. Il Dizionario Enciclopedico di Scienze Mediche-Taber intende per malattia “qualsiasi condizione patologica dell’organismo, qualsiasi affezione non necessariamente legata ad alterazioni anatomopatologiche dell’organismo accertabili obiettivamente”. Ma possono anche essere comportamenti sessuali degenerati e depravati, caratterizzati da condotte illecite, messi in atto da persone viziose e corrotte. La pedofilia è un’attrazione sessuale verso bambini e bambine, anche neonati. L’omosessualità descrive l’attrazione sessuale di un individuo verso persone dello stesso sesso, sia adulte e sia adolescenti. Una particolare forma di omosessualità è la pederastia, che è una omosessualità maschile rivolta sopratutto verso i fanciulli. E’ interessante rimarcare che non necessariamente (non sempre) i comportamenti riguardanti la pedofilia, l’omosessualità e la pederastia vengono messi in atto da chi ha queste tendenze sessuali.
 
Credo che quanto detto sia sufficiente per comprendere la differenza tra pedofilia e omosessualità. Ma, se non bastasse, ecco un chiarimento ulteriore, tratto da uno scritto dell’ambasciatore e storico Sergio Romano, il quale, tuttavia non entra nel merito della suddetta distinzione, che comunque si evince chiaramente. Scrive, infatti, l’ambasciatore, rispondendo ad una lettera sul quotidiano IL FOGLIO del 22 marzo 2010, qualcosa di alquanto risaputo: “La mia impressione è che il fenomeno, con qualche occasionale impennata, sia tutto sommato costante e appartenga alla natura delle comunità maschili: scuole, seminari, oratori, caserme”.
 
Aggiungo che prima della bufera in atto, in tempi non sospetti, quando il rigore di pensiero era ancora di prammatica, veniva evidenziata dalle stesse autorità ecclesiastiche la necessità di un’attenta selezione degli aspiranti seminaristi, onde scartare individui inclini all’omosessualità. Il che conferma, implicitamente, la presenza di un numero probabilmente elevato di sacerdoti omosessuali (non pedofili), comunque superiore alla media sociale.
 
Ricordo di aver ascoltato il sacerdote siciliano Don Ferdinando Di Noto, a Ivrea, il 23 aprile 2001, allora responsabile dell’Associazione Telefono Arcobaleno, ora dell’Associazione Meter Onlus, attivissimo da sempre nella lotta contro la pedofilia, la pedopornografia e nella difesa dei bambini. In merito alla pedofilia disse, tra l’altro: “Vi sono siti Internet nei quali compaiono spot con in visione pannolini sporchi di bambini di pochi mesi!!”. Non mi risulta - aggiungo io - che giovani e adolescenti indossino ancora pannolini e, se proprio li usano ancora, non penso che li sporchino così facilmente!
 
Ad una mia domanda, tendenzialmente critica nei confronti dell’operato di certi Servizi socio assistenziali e di svariate scuole di psicologia, il sacerdote rispose, semplicemente e indirettamente, così: “Negli Stati Uniti è sorta due anni fa una scuola di pedofilia, fondata da due psicologi”.
 
Concluse il suo intervento con queste stupende e profondamente educative parole: “Farei qualsiasi cosa per i bambini, ai quali dobbiamo tanto amore. Anche solo uno schiaffo è violenza, ma un ceffone dato al momento giusto può essere un gesto d’amore”.
 
Benedetto XVI, la cui opera restauratrice dell’ortodossia e del discernimento, già condotta durante il pontificato Wojtyla, è diventata pienamente visibile dopo il decesso del Suo predecessore, in quanto non più coperta dal fascino e dalla retorica comunicativa di Giovanni Paolo II, è diventato il riferimento, per così dire, di un rigore teologico rifiutato dalla società contemporanea e mal tollerato da quei “conciliaristi riformatori” i quali, dimentichi dei principi evangelici, speravano in un adeguamento della Chiesa ai desideri di una osannata modernità. Gli scandali avvenuti in seno alla Chiesa sono stati la scintilla, l’innesco che ha portato all’esplosione del dilemma esistente tra una morale cristiana vera e una avversa morale individuale e collettiva. 
 
Concludo col pensiero di Marcello Veneziani, scrittore e giornalista, tratto dal quotidiano LA STAMPA dell’11 aprile 2010: “Ho l’impressione che al Papa non si perdoni la sua coerenza e il suo rigore teologico. Per i suoi detrattori ci vorrebbe un Papa che dispensa solo buonismi umanitari e non il rigore di una fede e il rigore di una dottrina. Un Papa che dimenticasse Dio e si occupasse solo di immigrati clandestini, profilassi e amore libero”.
 
Al pensiero di Veneziani si associa Ferdinando Camon, con alcune sue considerazioni sul cattolicesimo in Italia, da LA STAMPA del 15 aprile. Scrive infatti Camon: “… In una certa parte delle accuse di oggi, in Italia e nel mondo, contro Papa Ratzinger si sente la spinta a combattere contro la sua dottrina, molto più che a difendere le vittime della pedofilia. I casi di pedofilia nel clero sono intollerabili e questo Papa sta facendo il massimo per impedirli. A questo punto, chi lo avversa non avversa lui ma la Chiesa. E non c’è niente che lui possa fare per placare questa avversione. Non è giunto il momento che anche in Italia, come succede in altre parti del mondo, gli scrittori e gli intellettuali che lo apprezzano per quel che dice, che scrive e che fa, glielo dichiarino pubblicamente in un appello?”
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