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Mozart e le omelie di domenica così un anno dopo il ritiro vive il Papa nascosto al mondo

Autore: Marco Ansaldo
L’ultima volta che Francesco è stato a pranzo da Benedetto XVI — è accaduto già 3-4 volte da quando in Vaticano abitano due Papi, uno in carica, l’altro rinchiusosi nel monastero Mater Ecclesiae — Joseph Ratzinger ha esclamato: «Io sono un claustrato». E Georg Gaenswein, il monsignore che ha un ruolo unico nella Chiesa, abita infatti con il Pontefice emerito come suo segretario particolare e lavora per il nuovo inquilino come prefetto della Casa pontificia, si è permesso di correggerlo: «Lei è un autoclaustrato». Jorge Mario Bergoglio, seduto a tavola con loro, ha guardato il suo predecessore con affetto: «Ma lei può uscire quando vuole!».
 
È passato quasi un anno dalle dimissioni — la rinuncia, è il termine ufficiale — di Benedetto XVI al pontificato. E dopo quell’annuncio sconvolgente dell’11 febbraio, e la partenza in elicottero 17 giorni dopo, gli occhi di tutto il mondo si sono concentrati sul Conclave e sulla comparsa dirompente nella scena mondiale del nuovo Papa argentino. Così davvero una sorta di grata, anche voluta, è calata sulla vita del Papa emerito. Ma che cosa fa oggi Benedetto XVI? Che tipo di vita conduce? Cosa pensa, con chi parla, e influisce ancora nelle scelte della Santa Sede?
 
A quasi 87 anni, è nato a Marktl am Inn il 16 aprile 1927, il bavarese Ratzinger conduce sì vita ritirata, però non sta con le mani in mano. La domenica a messa, dice ad esempio chi vi assiste, «fa delle Omelie bellissime per noi quattro gatti». E cioè i suoi assistenti personali, le Memores Domini — che rassettano e cucinano non più nell’Appartamento pontificio, quasi chiuso da Bergoglio, ma nel convento ristrutturato in un lampo dopo la rinuncia — e, quando è a Roma, il fratello monsignor Georg Ratzinger. La sua Famiglia pontificia, in sostanza.
 
È una nuova vita. Senza l’assillo delle udienze tabellari, o gli sconvolgimenti di un’agenda dove non manca l’invadenza di un Segretario di Stato iperattivo, o lo shock di un caso Vatileaks, la giornata di Benedetto scorre adesso fluida. Sveglia intorno alle 5.30 del mattino, una mezz’ora più tardi rispetto all’orario da Papa effettivo. Poi la messa verso le 6. Segue la colazione nella sala da pranzo, con le amate marmellate, l’aranciata alla tedesca, i biscotti secchi, assieme al fratello monsignor Georg Ratzinger. Alle 8 il Papa emerito è nello studio dove sfoglia i quotidiani tedeschi e italiani, risponde alla corrispondenza, legge gli autori prediletti di teologia, saggistica e narrativa. Poi medita e prega. A mezzogiorno pranza, fa un breve riposo pomeridiano, e quindi esce per la tradizionale e immancabile passeggiata nel piccolo bosco dietro la residenza assieme a monsignor Gaenswein. Benedetto XVI si tiene informato del mondo e della vita della Chiesa.
 
Ma intorno alle 16 torna in biblioteca, dove prende la copia appena arrivata dell’Osservatore Romano. E ancora legge, scrive, annota. Infine, è il momento atteso della musica: e qui lo sforzo di perfezionare le Sonate di Mozart al pianoforte. La cena è frugale, spesso una zuppa. Ma alle 20 Joseph Ratzinger è seduto in poltrona davanti al Tg1, per farsi mettere subito dopo la cassetta di un film o guardare un programma d’intrattenimento. Alle 22 si ritira per la notte. «È bello essere anziani», dice. E di certo la gran rinuncia lo ha sollevato sia fisicamente che moralmente. Il Papa emerito, come aveva promesso, vive «nascosto al mondo», e tuttavia non nascosto alla Chiesa. Spesso riceve visite: cardinali, vescovi, sacerdoti di antica conoscenza, amici intellettuali, sempre con discrezione e riservatezza. Due sole le volte in cui si è allontanato dalle Mura Leonine: ad agosto per assistere a un concerto a Castel Gandolfo, e a gennaio per visitare il fratello reduce da un intervento all’Ospedale Gemelli. Un anno fa, erano in molti a temere che l’inedita presenza di due Papi in Vaticano potesse rivelarsi quanto meno problematica. Così non è stato. Nell’ex convento di quattro piani (interrato compreso), e dotato di ascensore, Benedetto si guarda bene dall’intervenire nella gestione della Chiesa. Francesco lo ha cercato più volte. E, oltre a dimostrare rispetto e deferenza, guarda a lui come a una figura con cui consigliarsi e scambiare pareri. A fare la spola fra i due, sempre monsignor Gaenswein.
 
Al convento Mater Ecclesiae, poi, è tutto a misura del vecchio Papa: il boschetto, la biblioteca con i libri scelti, la vicinanza esclusiva delle persone care. L’ultima sua foto, pubblicata il 17 gennaio sull’Osservatore Romano, lo mostra seduto assieme al fratello mentre nei Giardini vaticani ascoltano una banda musicale. Indosso, l’ormai solita giacchetta bianca, ma in testa un basco, candido anch’esso. «È chiaro — dice monsignor Georg — parliamo di un uomo anziano. E provato. Ma — commenta con grande affetto — adesso è rifiorito».
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