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Nei suoi due ultimi anni da papa, Benedetto XVI dispose le dimissioni dallo stato clericale di 400 preti accusati di abusi sessuali

Il documento del Vaticano sui casi di pedofilia
Nei suoi due ultimi anni di pontificato, papa Benedetto XVI autorizzò le dimissioni dallo stato clericale di circa 400 preti, coinvolti in casi di abusi contro i minori. La notizia, che dimostra l’impegno di Joseph Ratzinger su uno dei problemi più dibattuti legati alla Chiesa nei tempi recenti, è stata diffusa dall’agenzia di stampa Associated Press (AP) che ha ottenuto un documento del Vaticano in cui sono elencati i provvedimenti contro i preti accusati di pedofilia in Europa e non solo. Nel 2011 e nel 2012 furono quindi quasi raddoppiate le riduzioni a stato laicale rispetto agli anni precedenti.
 
L’informazione data da AP è stata inizialmente smentita dal direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, che ha parlato di errata interpretazione dei dati. Ma dopo avere effettuato alcune verifiche interne, Lombardi ha modificato la propria dichiarazione, confermando la correttezza dei dati diffusi dall’agenzia di stampa.
 
Secondo il documento, preparato per un’audizione della delegazione vaticana presso le Nazioni Unite a Ginevra, nel 2011 furono dimessi dallo stato clericale 260 preti, mentre nel 2012 simili provvedimenti riguardarono 124 sacerdoti. Tra il 2008 e il 2009, per fare un ulteriore confronto, le riduzioni a stato laicale avevano interessato circa 171 preti. L’aumento fu in parte dovuto ad alcune modifiche nelle politiche del Vaticano per gestire i casi di pedofilia e per la raccolta delle testimonianze delle persone che, da bambine e adolescenti, avevano subito molestie.
Alcuni dati sui provvedimenti assunti dal Vaticano erano già circolati negli scorsi anni, ma fino a ora non erano mai state diffuse informazioni così puntuali e su un ampio periodo di tempo. Il lungo articolo di AP spiega che a partire dal 2001 il Vaticano ha sensibilmente cambiato le proprie politiche per affrontare i casi di pedofilia, ordinando ai vescovi di inviare presso i suoi uffici tutti i casi credibili di pedofilia per verifiche e revisioni interne.
 
Prima di diventare papa, Ratzinger assunse diversi provvedimenti dopo essersi reso conto che in molti casi i vescovi non seguivano le indicazioni date dal Vaticano per i preti pedofili. Invece di essere richiamati alle loro responsabilità, nella maggior parte dei casi venivano semplicemente spostati da una parrocchia a un’altra, cercando di insabbiare le loro vicende.
 
Nel documento ottenuto da AP i dati più vecchi risalgono al 2005, anno in cui la Congregazione per la dottrina della fede, di cui Ratzinger fu prefetto tra il 1981 e il 2005, iniziò a dare informazioni più precise sui casi di pedofilia. Dopo i primi anni con un numero relativamente basso di processi autorizzati contro preti accusati di abusi sessuali, le cose cambiarono intorno al 2008, anno in cui Ratzinger diventato papa fece un viaggio negli Stati Uniti, paese dal quale iniziava ad arrivare un numero cospicuo di denunce e segnalazioni. Ai giornalisti Benedetto XVI spiegò di essere “mortificato” dall’alto numero di casi di pedofilia.
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